Discussione:
Le prime volte (3)- parte 2°
(troppo vecchio per rispondere)
shintos
2007-02-20 22:30:51 UTC
Permalink
Patricia si appresta, stizzita con se stessa. a fare un pompino a Giulio.
Sono nella galleria del'Astra ,spettacolo delle due e mezza, con altre tre
coppie ben distanziate tra loro, e nemmeno un guardone. Pensa che l'ha
scelto bene, Giulio,il film, di un giapponese e in bianco e nero, non ci
dev'essere nessuno nemmeno in platea.
Giulio si protende spingendo le ginocchia contro il sedile anteriore.- Se le
sta bene così- pensa. Non si era fatta toccare, questa volta, aveva il
marchese e se non era vero non importava. Non gli piaceva come gli bloccava
il polso a non farlo scendere con le dita, gli pareva che la sua mano ,
ferma da quella stretta, fosse un attrezzo che usava e regolava lei.
Quello che le piaceva quasi di più era tenere le sue mutandine in tasca,
gliele aveva messe lei con aria complice una prima volta. E aveva capito che
le piaceva farlo con tutti,dalla leggerezza del gesto, e da com'era allegra
e sfrontata mentre facevano il gioco del tele do non te le do alla fermata
del bus con gente che passava e lei niente sotto.
Lei, quasi subito appena lui cominciava a toccarla, se le sfilava e tirava
in su la gonna. Poi dispiegava un fazzoletto per non poggiare a culo nudo
sul legno o velluto. Il perchè a Giulio era chiaro. Si trovava ben presto le
dita fradice tra peli fradici senza poterle affondare a constatare l'intera
portata di quel che succedeva più sotto, e rimaneva stupefatto ogni volta
quando lei gli scostava di scatto la mano e si protendeva contorcendosi in
avanti premendosi il fazzoletto contro.
Ma l'importante per lui era il poi, quando dava inizio alla sua arte, che
gli faceva scappare seghe anche il giorno dopo a ripensarci. Dalle altre sue
sparute esperienze questa spiccava perchè sembrava che lei stesse facendo
col suo uccello un gioco suo, solitario, che non lo riguardava. Le altre
facevano un pompino a lui, questa lo faceva al suo uccello.
Patricia infatti sta facendo un pompino a un uccello staccato dal resto del
mondo, e soprattutto dal suo proprietario che non sa che è l'ultimo. Il suo
gioco da studente inesperto l'aveva sentito falso già da un pò,nella loro
storia di quasi due mesi, e come una scema era ricascata al telefono alla
sua voce timida e allegra, in italiano di torinese.
Ora era chiaro che aveva perso il rispetto, e si nascondeva nel gentile
educato che gli usciva così spontaneo. I baci erano diventate slinguate più
per eccitarsi lui che per trasmetterle qualcosa. Anche a parlarle aveva
perso spirito e invenzione, mirava a quello che lei ora gli stava facendo, e
basta.
Come gli altri, del resto: finiva che tutti pretendevano il suo impegno come
un dovere, anche a freddo, accostata la macchina. Le pareva che lo
ritenessero consequenziale al suo inamovibile modo di dividere il piacere in
due tempi, mai reciproco, e che così frazionati i gesti non appartenessero
più al coinvolgimento di parole e baci, all'ardore, ma a una pratica muta
tra loro. Oppure finiva che si invaghivano di lei, e le parlassero d'amore.
Lei a questo sarebbe stata, ma quelli volevano che rispondesse, che entrasse
nel reciproco, non sapevano continuare senza pretendere, e quelle volte che
non perdere l'importanza di quel gioco non si era tirata via subito, avevano
ben presto portato avanti pretese e languori.
Non si era mai messa nel reciproco anche perchè in tutte quelle storie fin
dall'inizio li vedeva mossi della sua attrazione esteriore. Questo
privilegio che tutte le amiche le riconoscevano era anche una nebbia negli
invaghiti, di cui non si accorgevano. Lei gliela leggeva negli occhi, che
non sapevano cercarla dentro senza portarsi come fosse un dono ineffabile a
lei sconosciuto la visione periferica dell'intero suo aspetto. Anche di
questi qualcuno aveva salutato, a confonderlo, con un pompino memorabile,
imposto per tagliar corto, e lasciargli il reale rimpianto dopo
l'invaghimento.
Adesso la memoria gliela scolpiva a Giulio,che avrebbe insistito al
telefono, e che lei avrebbe sfiancato a forza di no, esaurito ogni brio nei
suoi tentativi. Si divertiva a sentirli drammaticamente consci, nei silenzi
e annaspamenti nella cornetta, che i pompini erano finiti, che li stava
tirando per il naso, che ne erano consci già dalla telefonata precedente ma
troppo tirati per non accertarsene ancora.
Questa volta,il fazzoletto dell' uomo, che teneva in mano fin dall'inizio,
non avrebbe ricevuto i getti alla fonte, ma dopo, come solo in occasioni
speciali, dalla sua bocca, che poi sarebbe tornata subito su di essa
avvolgendola materna e carezzevole fino al completo rilassamento. Sapeva
senza vederla l'espressione del volto di Giulio, come la sapeva senza
vederla, dopo, al telefono quando avrebbe capito che le donne non si
accontentano della sola tensione dell'uccello. Odiava troncare le storie
visavì, con loro che chiedevano perchè perchè e si facevano pressanti. Le
costava meno quel modo, che le lasciava la soddisfazione poi di non
rispondere senza attaccare,muta e invisibile, e starli a sentire finchè non
si snervavano.

Quando aveva visto Michele,a Euroflora sessanta, eretto e rilassato tra
fiori e piante,si era accorta che erano in molte a guardarlo, e che aveva
risposto in modo perentorio e continuato solo a lei. Era abituata a essere
valutata, ma sotto il suo sguardo si era emozionata. Dopo essersi avvicinato
a prestarle il suo servizio, staccatosi dal'altro carabiniere, ci aveva
messo niente a scoprire che nascondevano lo stesso dialetto. Il piemontese
gliela aveva estirpato subito, ma quella volta si era aggrappata
all'italiano come barriera di riserbo, rispondendo al suo allegro e
ammiccante;- Ma allura picchì parràmu sta lingua strana?- con:- Se non le
dispiace preferisco continuare così, è tanto che non lo parlo più il
dialetto, e non sono sicura di parlarlo ancora bene-. e aveva aggiunto:- Poi
sapevo che non si poteva parlare dialetto, in divisa.-
Si erano voltate tutte al loro ingresso al densing, e Veronica aveva
distolto subito lo sguardo:-Lasèli perde cui lì. A sun caramba.-
-Perchè?- aveva chiesto con innocenza Debora che gli aveva dato appuntamento
in quel posto, meravigliata che li avesse individuati al volo anche in
borghese. - Perchè è gente che prende ordini e da ordini. Non son buoni a
staccare dal lavoro. E sono terroni che non si trapiantano mai.- Parlava
consapevole senza guardarle.Si capiva che aveva una ferita specifica.-
Poteva solo sperare che Michele non fosse così, non poteva essere che
fossero tutti uguali perchè tanto non lo avrebbe fermato.

- Melina meluzza carmeluzza picciridduzza- Erano le tenerezze di Antonio
ansante quando si staccava da lei.Facevano l'amore da quasi un anno, e tutto
era cambiato.Veronica al lavoro la guardava con compatimento. -Non è lui che
me lo chiede, mi viene spontaneo fare così-
- 'Sti fras dile 'n sisilian, nen an piemunteis- Aveva detto l'altra senza
guardarla- Ma almeno lo sai che non si possono sposare fino a
ventott'anni?-.
Aveva smesso di truccarsi, e non usciva più col giro anche quando non poteva
vedersi con lui.Non le andava di pararsi tutta e ballare senza emozioni ed
evenienze. E si trovava a parlare due lingue, una con tutti e l'altra solo
con lui. Provava una sensazione di vergogna riprendendo il piamontese in
casa dopo aver parlato in siciliano fino a dieci minuti prima. Ma lui si
apriva, quando gli parlava così. Nei suoni mentali del siciliano lui poteva
farle passare l'intero senso del rapporto.Canzonatura continua, tenera e
provocatoria a controllare la sua inermità, disponibilità senza limiti. Era
quella che lui amava, l'amore che si aspettava da lei. Non c'era reciprocità
fuori degli amplessi, e anche in questi le imponeva passività estenuanti,
come a sollecitarla e insieme punirla.Ecco: un purgatorio, come se con
quell'atteggiamento dovesse convincerlo che non era quella che aveva
conosciuto, che si stava liberando del suo passato.
Era riuscito a stento a trattenersi, lei l'aveva capito, quando l'aveva
trovata vergine, dal chiederle:- Cosa ci facevi tra quelle troie? E agli
uomini cosa ci facevi?- Dopo alcune volte che avevano fatto l'amore, era
venuta quella in cui lui si era sdraiato con le mani dietro la testa
aspettando che facesse lei, e le era toccata fare la cosa più vigliacca e
difficile, fingersi spodestata con un uccello in bocca, proprio con quello a
cui l'avrebbe fatto con amore. Il suo passato era rimasto un confuso
bagaglio su cui lui non apriva magnanimamente indagine a patto che lei
l'allontanasse con un presente compunto e dedito, che si aspettava spontaneo
, la vera natura riattinta. Le era diventato impossibile parlarsi da sola,
sparita Patricia. Tutte le sue intenzioni e slanci verso un mondo
sconosciuto ed emozionante, apparivano sventatezze e insieme un rimpianto da
non confessare. Voleva vedersi negli occhi di lui come alternativa a tutto,
e nei momenti in cui facevano l'amore la raggiungeva, le sembrava possibile.
Ma non poteva nascondersi lo sgomento dentro, quando Michele invece di tu ed
io diceva le donne e gli uomini. C'erano due modi di parlarle, uno quasi
mondano, facendo sfoggio di conoscenze di musica e di costumi attuali, e
questo con un sottofondo di fatuità e distacco, e un altro in cui sembrava
parlasse il padre e il nonno, frasi fatte e certezze incorrotte. Quando
parlava così gli sentiva la certezza del bambino portato a uomo, anzi
maschio, senza un momento di dubbio o riflessione.Vigoroso, originario della
sua stessa origine, irreplicabile.

L'undici di maggio del sessantadue, quando al Mauriziano l'analista le aveva
sorriso tendendole il foglio e dicendole. -Sì signora, lei aspetta,chissà
come sarà contento suo marito, corra a dirglielo- si era verificato a Torino
un inusitato fenomeno di fata morgana.Era tutte uscite nel cortile della
fabbrica a vedere come case, e perfino alberi, di una città sconosciuta
pendevano capovolte sulla corona delle montagne innevate.Si sentiva un aria
religiosa, pagana, uno sconvolgimento del quotidiano che faceva sentire come
lo sconvolgimento era lì,possibile un centimetro sotto la crosta. Qualcuna
diceva che erano strade della stessa Torino, ma solo per ridimensionare
l'arcano, senza certezza nella voce né riscontri nelle altre. -Ma cuma a l'è
strana la natura-, qualcuna aveva detto, e poi con rassegnazione gioviale
-Daje, turnuma 'ndrinta- Melina non era rientrata, aveva detto alla caposala
che si sentiva male, ed era uscita sul viale, camminando piano.

-Capozzi, a rapporto dal Maresciallo-,gli aveva detto Panìco. Michele bussa,
entra, e subito Fasano si alza da dietro l'olivetti e esce dietro di lui.
Non è un bel segno. Il maresciallo sta parlando al telefono, gli fà cenno di
avvicinarsi, gli porge una lettera prendendola dalla scrivania, e continua
al telefono.
"Informo il vostro comando che il vostro milite che dice chiamarsi Capozzi
Michele insidia e molesta mia figlia Carmela minorenne di ventuno anni.
Mùstica Margherita"
Quando il maresciallo posa la cornetta gli fa solo un cenno interrogativo.
Michele non può dirgli che quella lettera non l'ha scritta la madre, questo
è un fatto suo che chiarirà presto. La rabbia se la deve tenere dentro, per
adesso. Può invece mostrare lo spiazzamento - Signor maresciallo io esco da
un anno regolarmente...- - Regolarmente? Vuoi dire che sei fidanzato in
casa? che esci in divisa con lei e l'hai presentata come fidanzata ai tuoi
colleghi?- La faccia del maresciallo sembra cordiale- - No signor
maresciallo, ma era come se lo fossimo, ci stavamo arrivando.- - Capozzi, mi
stai dicendo che da un anno ti sbatti
una minorenne?- Lo sguardo ha cambiato espressione,è ora un sorriso
incredulo. Michele sente di colpo che una morsa senza scampo si sta
chiudendo su di lui.La naturalezza di un rapporto tra un ventiseienne e una
quasi ventenne,la congerie reale tra lui e Melina si volatilizza nei termini
di legge, con aggravante di divisa. Il maresciallo scuote la testa con
compatimento: - questa faccio finta di non averla sentita. Passiamo avanti-
Riflette e poi torna a guardarlo:- Vedi che casino di rogne ho qui davanti?
e tu mi ci metti sopra questo? Ma se una cosa del genere - accennando alla
lettera che Michele ha ancora in mano- mi torna qui, magari come
segnalazione amichevole di esposto o denuncia dai nostri colleghi di piesse,
lo capisci - e comincia a staccare le parole-che. io. mi. incazzo. come una
bestia?- Michele pensa di potergli rispondere aumentando il lavorio delle
mascelle contratte, come cercando con quello una complicità virile -Capozzi-
ed è il tono impersonale del superiore - non ho sentito risposta.-
- Sissignore signor maresciallo- La posizione di attenti gli viene
spontanea. Si alza e impettisce anche il maresciallo.- Carabiniere Capozzi
da questo preciso istante io la diffido verbalmente ma formalmente ad
avvicinare o rendersi in qualsiasi modo presente a questa signorina. Basta
così, o chiamo Fasano per verbalizzare?- -Nossignore, non c'è bisogno signor
maresciallo-. - Capozzi, hai capito che da questo istante vuol dire da
questo istante e non da domani mattina?- Michele capisce che gli ha stanato
l'ultimo recondito progetto.Il maresciallo fà cenno di restituirgli la
lettera e la ripone in un cassetto.- -Mi pare chiaro che se ti comportassi
diversamente la prossima arriva dopomani. non sembra anche a te?- Michele
capisce che ha ragione, la morsa si è chiusa senza che possa mai più
chiedere ragioni. .-Capozzi cazzo non sento risposta!- . -Signorsì sembra
chiaro anche a me.-

Guido Viglietti, appena Melina chiude sbattendo la portiera, vibra pugni al
volante, poi ci posa le mani e prende queste a testate. E' stato incastrato.
E quando dopo anni di sguardi, ormai abitudinari la siciliana lo aveva
avvicinato prendendo l'iniziativa, aveva gongolato sul suo fascino senza
età! Altro che fascino, Diu fauss! Ecco perchà non aveva accettato mai
nemmeno un regalino!
Scende e deve mettersi a correre per raggiungerla:-Ragiona Dio santo, ci
siamo visti la prima volta neanche un mese fa, e ci ho fatto attenzione,
come faccio a crederci che sia mio?- Che sia incinta non c'è dubbio, gli ha
mostrato le analisi di due giorni prima.
Melina si volta avvampata. - Non vado mai con due uomini insieme, ma chi mi
credi?-
Camminano veloci in silenzio, il tempo per Guido di trovare le parole
giuste:- Dai. che le cose si possono aggiustare,penso a tutto io.- Per
risposta Melina si mette a correre.
Se non fosse sposato, e soprattutto se non si trattasse di recidiva
specifica con minorenne, la lascerebbe correre, le direbbe; ci vediamo alle
analisi del sangue. Invece le dice, freddo, con voce d'affarista:- E allora
dimmi che cosa vuoi.- Melina si volta un istante solo, prima di riprendere
il passo:- io non voglio niente, è a lui che devi pensare.-

Carmen è sul marciapiede con Valerio su un braccio, che scosta quando
inspira o espira dalla sigaretta che ha nell'altra mano. Suo marito Renato,
da dietro il bancone la disapprova senza alzare gli occhi. Vorrebbe che non
fumasse in pubblico, soprattutto col bambino in braccio. Il bar si sta
riempiendo. tra un istante deve rientrare.
Si compiace della nuova insegna, che gira tutto l'angolo sopra le tre
vetrine. Carmen bar continua a suanerle bene. Lo stesso Guido l'aveva
approvato, quando aveva tirato via l'insegna vecchia, quadrata e sporgente,
"Tahiti bar" con la palma in un angolo. Carmen bar suona bene come i grandi
bar del centro, il Norman, o il Chatam's.La prima insegna prendeva solo la
porta vetrina d'ingresso.-Ti sei scoperta spagnola? in fondo sono vicine a
voi insulane- Guido l'aveva istruita e guidata i primi tempi. Da affarista,
ingoiato il rospo, tanto valeva digerirlo bene.
Con Guido aveva fatto l'amore ancora per per qualche tempo, sia perchè si
sentiva in debito, sia perchè con lui entrava in posti in cui non l'aveva
portata nessun altro. Aveva tentato di rubargli l'agio e la disinvultura, il
modo di trattare affari. Erano i tempi in cui lo sentiva per telefono quasi
ogni giorno, e l'unica cosa che non gli confidava era l'aria con cui i
residenti del quartiere pronunciavano Carmen parlando di lei.
Allora Carmen era stata una sfida, lei ancora col pancione e con la madre
che aveva dovuto mettere la firma di tutore sul locale, anche se solo per
pochi mesi. Tutti sapevano da chi le veniva e perchè 'l vej tahiti. Ma ci
aveva dato dentro di lena e abilità. Quelle le aveva imparate in fabbrica, e
ora, sul suo,avevano fruttato. Nessuno aveva più aria nel dire Carmen, era
il bar del quartiere col suo nome.
Adesso con Guido si vede qualche volta, ma non fanno più l'amore, perchè non
c'era sequenza tra i momenti di confidenze e stanchezze presenili e i
momenti di ardore. Lui stesso non gliela aveva proposto più. Ora parlavano
più spesso dell'altro argomento che avevano in comune, oltre gli affari,
sembrava che col passare degli anni si volesse convincere che era stato lui
a metterla incinta.Se ne interessava, passava ogni tanto a vedere se c'era,
e le lasciava soldi per regali.- Io non glieli posso fare - sembrava le
comunicasse una pena.
Era l'unico amico che aveva, gli voleva bene, e non si sentiva in colpa se
in questo fomentava interesse per il futuro.
Deve proprio rientrare. Lancia nel tombino la sigaretta con lo scatto di
pollice e indice, e guarda in fondo se appare il taxi nero e verde, pagato
fisso da Guido, che viene dal lontano istituto delle Soeurs de la Trinité,
da cui scende Aurora.






--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
uno nero
2007-02-21 10:25:33 UTC
Permalink
Post by shintos
Patricia si appresta, stizzita con se stessa. a fare un pompino a Giulio.
taglia
Post by shintos
Deve proprio rientrare. Lancia nel tombino la sigaretta con lo scatto di
pollice e indice, e guarda in fondo se appare il taxi nero e verde, pagato
fisso da Guido, che viene dal lontano istituto delle Soeurs de la Trinité,
da cui scende Aurora.
Hai momenti da scrittore vero.
Secondo me da ottimo scrittore.
I personaggi, specie quelli del così detto popolo, le loro descrizioni,
certe espressioni, ma anche frasi intere e l'idea stessa del racconto sono,
nella forza dell'esposizione, a mio avviso, davvero notevoli.

Però, sempre secondo me, sbagli ad esagerare. E continui a infarcire il
racconto con errori e termini non proprio corretti.
E sbagli proprio perché, sempre secondo me, così finisci con guastare un
poco la bellezza e la forza di questi tuoi racconti.

Ho gustato molto di più la prima parte, infatti, che giudico più
equilibrata, più coerente e più corretta.
La seconda mi pare scritta molto più in fretta. Quasi a liberartene.
Risulta così estremamente densa di cose, fatti, idee che, almeno a me,
generano più confusione che piacere.
Hanno, sì, una logica, ma spesso questa è sviluppata con troppa fretta e
risulta caotica.

Ripeto, trovo che sia un peccato perché hai eccellenti qualità.

Sani
uno



--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
shintos
2007-02-21 13:35:04 UTC
Permalink
Post by uno nero
Però, sempre secondo me, sbagli ad esagerare. E continui a infarcire il
racconto con errori e termini non proprio corretti.
E sbagli proprio perché, sempre secondo me, così finisci con guastare un
poco la bellezza e la forza di questi tuoi racconti.
Ho gustato molto di più la prima parte, infatti, che giudico più
equilibrata, più coerente e più corretta.
La seconda mi pare scritta molto più in fretta. Quasi a liberartene.
Risulta così estremamente densa di cose, fatti, idee che, almeno a me,
generano più confusione che piacere.
Hanno, sì, una logica, ma spesso questa è sviluppata con troppa fretta e
risulta caotica.
Ripeto, trovo che sia un peccato perché hai eccellenti qualità.
Sani
uno
Hai notato il lavoro di taglio e condensazione che ho fatto per rientrare in
due post e non in quattro.
Ma non credo che tu abbia perso molto. Conosco i miei limiti già mentre
scrivo. Alcuni colpi mi rimangono, altri esplodono, in canna. Per questo
sono poco notevole e per niente notato.
Hai letto i primi due ?
Grazie comunque, spero di averti ancora come critico.

S.
Post by uno nero
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
uno nero
2007-02-21 16:20:09 UTC
Permalink
Post by shintos
Hai notato il lavoro di taglio e condensazione che ho fatto per rientrare in
due post e non in quattro.
Se posso dirti la mia, visto che hai così tante idee, cose in testa, voglia
di raccontare, scrivi pure più parti, tre, quattro, quello ceh serve.
Oppure, meglio, scrivi più racconti di lunghezza adeguata anche con gli
stessi protagonisti variando un po' il tema.
Taglia e lima quel che ti pare opportuno tagliare e limare, ma non togliere
la costruzione logica del racconto o la sua fluidità.
Secondo me, in questo racconto completo, "Le prime volte (3)", la prima
parte è buona anche come costruzione mentre la seconda è compressa e si
sentono salti e buchi.
Post by shintos
Ma non credo che tu abbia perso molto. Conosco i miei limiti già mentre
scrivo. Alcuni colpi mi rimangono, altri esplodono, in canna. Per questo
sono poco notevole e per niente notato.
Beh, mi pare di no, sia per il notevole, che secondo me in parte c'è, che
per il notato.
E' che non è facile leggerti. Soprattutto questo che è lungo.
Se noti il primo è stato molto apprezzato proprio perchè più leggibile qui,
con questo mezzo che è tutto particolare. E del quale è giusto tenere conto.
Post by shintos
Hai letto i primi due ?
Certo che li ho letti.
Letti ed apprezzati ed anche commentati.
Solo che tu non mi hai cagato neanche due righe di risposta. :o))
Post by shintos
Grazie comunque, spero di averti ancora come critico.
Come vedi sono ancora qui. Imperterrito.

Sani
uno



--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
flashback
2007-02-24 18:55:15 UTC
Permalink
Post by shintos
Era l'unico amico che aveva, gli voleva bene, e non si sentiva in colpa se
in questo fomentava interesse per il futuro.
Deve proprio rientrare. Lancia nel tombino la sigaretta con lo scatto di
pollice e indice, e guarda in fondo se appare il taxi nero e verde, pagato
fisso da Guido, che viene dal lontano istituto delle Soeurs de la Trinité,
da cui scende Aurora.
Bravo. Scrivi davvero bene.
Mi è piaciuto molto forse anche per il fatto che feci le Medie alla
Trinité...
Se vuoi ti mando le foto...Eravamo 7 maschi e 24 femmine...ma Aurora non
c'era. ;-)
Continua che merita.
--
g
shintos
2007-02-24 22:57:47 UTC
Permalink
Post by flashback
Mi è piaciuto molto forse anche per il fatto che feci le Medie alla
Trinité..
Non so perchè ma non riesco a prenderlo come un complimento.
Post by flashback
Se vuoi ti mando le foto...Eravamo 7 maschi e 24 femmine...ma Aurora non
c'era. ;-)
Se non sono tra il 69 e il 73 non poteva esserci.
Post by flashback
Continua che merita.
--
Adesso mi tocca l'immaginario di un'adolescente del 79- 80. Boh,
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
francesca
2007-02-24 23:52:15 UTC
Permalink
Post by shintos
Post by flashback
Mi è piaciuto molto forse anche per il fatto che feci le Medie alla
Trinité..
Non so perchè ma non riesco a prenderlo come un complimento.
Sei prevenuto: mi pare ovvio.
Post by shintos
Post by flashback
Se vuoi ti mando le foto...Eravamo 7 maschi e 24 femmine...ma Aurora non
c'era. ;-)
Se non sono tra il 69 e il 73 non poteva esserci.
Fermati allora al fatto che mi sia piaciuto.
Era comunque secoli prima!!!
--
g
shintos
2007-02-25 11:10:58 UTC
Permalink
Post by francesca
"
Post by shintos
Se non sono tra il 69 e il 73 non poteva esserci.
Fermati allora al fatto che mi sia piaciuto.
Era comunque secoli prima!!!
--
Io esattamente vent'anni prima, avec M.me Blanche.
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
flashback
2007-02-25 11:27:56 UTC
Permalink
Post by francesca
"
Post by shintos
Se non sono tra il 69 e il 73 non poteva esserci.
Fermati allora al fatto che mi sia piaciuto.
Era comunque secoli prima!!!
--
Io esattamente vent'anni prima, avec M.me Blanche.
Pensa che c'era già quando c'ero io!!
Madame Blanche era la vice. Madame Mariange ( questa nn può essere viva!!),
la direttrice.
Vabbè...Vedi che un punto in comune l'abbiamo trovato??
--
g
paolo austero
2007-02-25 12:14:49 UTC
Permalink
Confermo la mia impressione che ho postato dopo aver letto la 1.a parte.

Concordo poi del tutto con il giudizio di uno nero: hai ottime qualità di
scrittura. Belle le idee, le atmosfere, i dialoghi.
Ma la fretta, spesso, ...uccide!!
La prima parte è migliore della seconda, dove il primo quadro su Patricia
e Giulio, pur basato su di uno spunto interessante, è infarcito di errori
e farraginosità. Migliori i pezzi successivi.
L'insieme mi dà l'impressione che sia parte di un bel progetto più vasto,
un romanzo magari, forse già alla prima stesura, tagliato ed in parte
riscritto per l'occasione.
Ma è davvero una bella cosa, di qualità e di buona scrittura.
Perchè non ripostarlo per intero (o quasi), magari in più parti? sono
certo che qui più di qualcuno lo leggerà.

Insisti

paolo austero
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ***@newsland.it
Beckett
2007-03-01 09:49:29 UTC
Permalink
Post by shintos
Patricia si appresta, stizzita con se stessa. a fare un pompino a Giulio.
Sono d'accordo con i signori austero, paolo e nero, uno.
Qui dentro ci sono tante, tantissime cose. Forse troppe. E un po' troppo
confuse e condensate, da far mancare il respiro al testo. E al lettore.
Il racconto risulta faticoso da leggere e scritto un po' frettolosamente.
Se prevedi quattro parti, scrivine quattro. Non val la pena di condensare. I
lettori ti seguiranno fedelmente che le parti siano due o quattro, se sono
belle!

Ma continua, neh, che secondo me sei bravo.
Cerea
Becky

Continua a leggere su narkive:
Loading...